Misteri per Caso/Video

Il mistero dell’Homo Naledi

Al festival del cinema archeologico di Rovereto ho intervistato il prof Damiano Marchi, Paleontologo dell’Università di Pisa, reduce dalla ricerca dell’Homo Naledi trovato in Sud Africa recentemente. Che tipo di “Homo” era? A quando risale, ma soprattutto come mai è stato trovato in una grotta difficilissima da raggiungere? Chiedo queste cose a Marchi e viene fuori un’identità ben strana di questo nostro progenitore…

Aveva un cervello piccolo come un’arancia, era piccolo e snello, alto 145/150 cm. Aveva un torace non ampio, ma esaminando le gambe siamo sicuri che era un corridore. Si arrampicava sugli alberi usando le mani, aveva un piede moderno, come il nostro, ma un po’ piatto, che gli dava un’andatura ondulante. Il polso però ci fa capire che costruiva utensili o almeno lo poteva fare. Nella grotta sono stati trovati vari individui giovani, adolescenti, bambini e anche anziani. Dalla dentatura di una vecchia con pochi denti si è capito che sarà stata aiutata a mangiare… o forse il Naledi cuoceva il cibo? Insomma aveva un mosaico di caratteristiche! Quello che si è capito è che apparteneva all’uomo moderno avendo 300.000 anni, insomma, ha vissuto assieme all’Homo Erectus, all’Homo Heidelbergensis, forse anche anche all’Homo Sapiens. Quindi era contemporaneo, nello stesso luogo assieme alle altre specie.

La domanda più importante è: come sono arrivati lì? Sono stati trovati in una grotta difficilissima da raggiungere, tanto che per andarli a estrarre si è dovuto ricorrere a delle speleologhe molto magre e agili… impossibile che si facesse una fatica così per arrivarci! Di sicuro non ci vivevano. Non sono stati trovati resti che ce lo facciano credere. Sono stati trasportati dall’acqua? Nella camera non ci sarebbero potuti arrivare, perché c’è una roccia di mezzo e poi l’acqua non trasporta solo ossa. Sono stati trasportati da animali predatori? Non ci sono altre ossa di altre prede. Ci sono altre aperture? No, nessuna. È possibile che l’Homo Naledi portasse lì i suoi morti? Con quel cervello piccolo come quello degli scimpanzé, aveva il senso della morte?

Deponevano i morti? Ma perché proprio lì? Dopo l’intervista sono andata in Sud Africa proprio nel luogo della “culla dell’umanità”, per girare il documentario “Tutta un’altra storia” (disponibile ormai da diverso tempo su Vimeo on demand).

Syusy

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